Cultura
Dopo la morte di mio padre riordinavo i cassetti del suo comò, quando la mano incontrò la foto della statua di un cavallo azzurro, aprendo i ricordi della memoria.
Dal 1970 aveva lavorato come infermiere nel manicomio di Trieste diretto da Franco Basaglia.
Raccontava che per vent’anni un cavallo di nome Marco aveva trainato il carro che ritirava la biancheria della struttura. I pazienti gli si erano affezionati e lo accarezzavano nel cortile, unico contatto con l’esterno. Quando divenne anziano, i matti scoprirono che era destinato al macello e si ribellarono. Riuscirono a far scrivere una lettera in cui Marco Cavallo parlava in prima persona e chiedeva al Presidente della Provincia di poter trascorrere la pensione nel parco del manicomio, offrendo la somma del ricavo pattuito dal macello e l’impegno a mantenerlo.Ho conosciuto Carlo Carrà da un dipinto del 1955 intitolato “Cavallo sulla spiaggia” che mi ha colpito per il colore del soggetto, un grigio come il mio che non c’è più
.Dalla notte dei tempi l’uomo è attratto da questo meraviglioso animale perché rappresenta un misto di potenza, eleganza e dinamismo intriso da profondo valore simbolico.
L’artista lo ha rappresentato nelle diverse fasi della lunga carriera esplorandone forma, movimento e forza per giungere a una sintesi fra realtà e astrazione.L'arte ci porta su traiettorie altre rispetto ai codici con i quali siamo abituati a muoverci nel reale, nella vita quotidiana. E' di arte, di volti, paesaggi, sfondi, espressioni, cromatismi è fatto il meraviglioso che sta dietro ad un ritratto, ad un quadro. Ci fa sollevare da terra e volare su una nuvola. Quella
Ci sono uomini che cambiano le tecniche. E ci sono uomini che cambiano il modo di guardare le cose. Monty Roberts appartiene alla seconda categoria.
Con la sua scomparsa, a 91 anni, il mondo del cavallo perde una figura che ha segnato profondamente la cultura equestre degli ultimi decenni. Più ancora dell'addestratore, se ne va il divulgatore capace di portare il cavallo al centro di una riflessione nuova, che ha coinvolto non solo cavalieri e professionisti, ma anche un pubblico estraneo all'equitazione.
Ippodromo di Agnano, Napoli, domenica 3 maggio: rinasce ufficialmente la Real Cavallerizza che viene presentata durante il “Gran Premio Lotteria” di Agnano di cui parte dei proventi andranno alla fondazione Domenico Caliendo , sorta a seguito della scomparsa del bambino al quale fu trapiantato un cuore non sano.
Sapendo del mio legame con i cavalli, un’amica mi ha regalato un biglietto di auguri con l’immagine dell’opera “Il cavallo nel paesaggio” dipinta da Franz Marc.Non conoscevo l’artista ma sono stata folgorata da quel destriero, dipinto in una posa inusuale, dall’alto e da dietro, immerso in colori intensi come le sensazioni percepite durante una passeggiata a cavallo.
CHE TRA LE DONNE E I CAVALLI esista una sorta di affinità elettiva, la saggezza popolare, le tradizioni culturali e la storia dell’arte ce lo hanno testimoniato da sempre. Per renderci conto, però delle ragioni di questa “assonanza” che a me, in quanto donna e appassionata di cavalli, suona altamente gratificante, bisogna fare i conti con almeno tre ambiti del sapere umano: la psicologia, l’etologia e l’antropologia culturale.
Dai quadri di Giovanni Fattori, in cui spesso sono presenti cavalli, traspare una modernità che affascina.
Nei suoi cavalli si percepisce una sensazione difficile da definire con un unico termine. L’impressione è che l’artista abbia colto la loro essenza, come lo stretto legame col cavaliere quando dipinge le battaglie risorgimentali e l’appartenenza alla natura quando lo ritrae, libero, nei paesaggi della Maremma Toscana.
































